


La struttura, che oggi ospita circa 210 bambini, è suddivisa in quattro aree indipendenti, separate tra loro da una strada.
Ogni area contiene uno o più saloni, vale a dire le vere e proprie classi dove i bambini, suddivisi secondo l’età, passano la giornata scolastica.
Ogni classe ha la propria maestra, la quale, si occupa del suo gruppo, il cui numero varia dai sedici ai trenta bambini.
Il tetto, come si può notare dalla foto, è composto da lastre di lamiera affiancate. La conseguenza peggiore sono le alte temperature che si raggiungono al di sotto di questa tettoia: considerando il calore che trattiene e sprigiona, e il fatto che, solo nel mese di febbraio, la temperatura raggiunge i gradi che noi siamo abituati ad avere in agosto, possiamo immaginare l’inferno che si crea nel patio…
Inoltre, non possiamo ignorare la precarietà della struttura: la tettoia di lamiera si regge su pali di legno perlopiù marci e inclinati a causa del peso.
I muri portanti sono costruiti in muratura, ma i muri che separano le diverse classi sono di compensato.
Attraversando la strada sterrata troviamo altre due costruzioni.
La prima che si incontra, corrisponde al salone destinato ai bambini più grandi, la cui età varia dai 6 ai 7 anni. Adiacente ad essa, è stata costruita una umile chiesetta dove la gente del quartiere può ritirarsi in preghiera e, all’interno della quale, sono svolti i riti religiosi principali.
La seconda costruzione costituisce invece la classe dove vengono riuniti i bambini per le lezioni pomeridiane.
L’orario delle lezioni normalmente è compreso tra le 8.20 del mattino e le 14; a volte, però, alcune mamme, o chi si occupa di andare a prendere il bambino e stare con lui nel pomeriggio, lavorano fino a sera, non potendo così, prendersene cura.
Per questo motivo, Doña Ramona ha pensato di riunire tutti i bambini che, per necessità, si fermano all’asilo anche nelle ore pomeridiane, nella medesima classe e di incaricare una maestra di occuparsi di loro.
Percorrendo la strada, sulla sinistra si incontra un ultimo edificio chiuso da una porticina blu.
Questa è la costruzione più grande e più importante.
Al suo interno, nell’ala sinistra, troviamo l’ufficio della direzione, la cucina-dispensa (unico luogo dove arriva l’acqua corrente), un’infermeria improvvisata e la classe dei più piccoli: i bimbi di età compresa tra i 6 mesi e un anno/un anno e mezzo.
La maestra che si occupa di questi cuccioli è una signora che aiuta Villalpando fin dalle sue origini, è, infatti, una delle donne che ha partecipato attivamente alla sua costruzione.
Nell’ala destra, troviamo, oltre ai giochi (tra i quali il più ambito è il “brincolin”[1] dove i bambini sono portati a turno una volta la settimana), la zona dei bagni, alla quale le maestre devono accompagnare i propri alunni dopo la colazione.
Cosa importante da sottolineare è che proprio all’interno di quest’ultima area descritta, sorge l’abitazione, sempre molto umile, di una delle cuoche, anche essa donna molto attiva durante la costruzione di Villalpando.
Ma ora vediamo in dettaglio l’interno delle classi…
Come si evince dalla figura 5, l’arredamento delle singole classi è molto semplice. I mobili sono prevalentemente costruiti in legno, materiale facilmente reperibile e con il quale sono fabbricati i banchi, le sedie e gli scaffali. Ma, purtroppo, a causa dell’usura del tempo e dell’utilizzo, capita spesso che le assi di legno che compongono i tavoli, cedano, creando un pericolo per i bambini, rappresentato in particolar modo dai chiodi che vengono alla luce in seguito al cedimento.
Per quanto riguarda il materiale scolastico, troveremmo sorprendente l’organizzazione delle mastre ed il loro spirito di iniziativa. Infatti, ecco che hanno trasformato un semplice barattolo di latta in un contenitore-astuccio per ogni bimbo e hanno fatto di una cassetta di legno per la frutta, un comodo ripiano a muro.
Al fine di rendere l’ambiente il più possibile accogliente, si impegnano a decorare i muri e le porte con disegni e nastri.
Ma quali sono oggi le condizioni in cui questi bimbi vivono la loro giornata?
Innanzitutto, è opportuno fare una premessa: l’asilo, come abbiamo visto, è stato costruito dal nulla, non ad opera di esperti architetti, ma dalla gente del quartiere e, per questo, senza un’adeguata preparazione del sottosuolo. In tutta la struttura, ad eccezione della cucina, come in quasi tutto il quartiere, manca l’acqua corrente, e questo è un grosso problema a livello igienico. Pensiamo, infatti, alla scomodità per quando si ha la necessità di lavarsi le mani, di lavare le posate (a differenza dei piatti, tenuti in comune nella cucina, per quanto riguarda le posate, ogni classe ha le proprie e la maestra ha il compito di lavarle prima dell’uso o a fine pasto, e, in seguito, riporle nell’apposito contenitore), di far lavare i denti ai bambini o semplicemente di andare in bagno.
L’acqua viene periodicamente raccolta in apposite cisterne dalle quali, quando è necessaria, viene prelevata usando dei secchi.
Per quel che riguarda le norme igieniche, ci troviamo di fronte, per quanto siano grandi gli sforzi e l’impegno messo da tutti, a gravi carenze.
Innanzitutto, le posate con le quali i bambini mangiano, sono lavate poco prima dell’utilizzo, dalle maestre, in maniera non propriamente minuziosa. Avendone a disposizione un numero limitato, se capita che un bambino faccia cadere inavvertitamente il suo cucchiaio a terra, quest’ultimo verrà solo sommariamente sciacquato.
L’acqua dove vengono lavate è raccolta in un secchio, quindi, essendo acqua “stagnante”, non consente un lavaggio ottimale.
I piatti e le tazze per la colazione sono invece lavati nella cucina, ma per essere portati nelle classi, sono utilizzati dei secchi di plastica.
Anche per il trasporto dei cibi e delle bevande sono utilizzati dei contenitori di plastica, possiamo, quindi, facilmente immaginare la precaria igiene.
Capita che i bambini, giocando, urtino questo tavolino e che il barattolo contenente gli spazzolini, cada a terra e questi ultimi si sparpaglino sul suolo.
Non essendoci piastrelle, ma cemento difficile da mantenere pulito, gli spazzolini, venendo a contatto con il suolo, si sporcano e, una volta usati, senza essere stati opportunamente disinfettati, rischiano di apportare malattie.
Un altro problema, oltre alla precarietà della struttura stessa, è rappresentato dal luogo dove nasce.
I giochi che mostra la figura 6, sono stati posizionati direttamente sulla terra, esponendo i bambini a dei rischi: è capitato, infatti, di trovare scorpioni o altri insetti simili nascosti nel terriccio.
Inoltre, lo stato dei giochi, non è il migliore, e, spesso potremmo definirli addirittura pericolosi.
Gli scivoli non sono ben fissati al terreno, e possiamo trovarne uno al quale è rimasta solo la scaletta.
Per non parlare poi dell’amato “brincolin” : come abbiamo visto, una volta a settimana i bambini sono portati a saltare sul tappeto elastico
Non ci sarebbe niente di anomalo, se non che, a contraddizione delle norme di sicurezza (le quali specificano che il gioco non è adatto ai bambini di età inferiore ai 4 anni e che è altamente sconsigliato l’utilizzo da parte di più di tre persone in contemporanea), il gioco viene utilizzato da tutti i bambini, a partire dai due anni di età, e non esistono turni, ma tutta la classe sale in contemporanea a saltare…
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