Durante la vera e propria costruzione del quartiere de “Los Hornos”, i nuovi abitanti ebbero un aiuto importante: ricevettero l’appoggio di Suor Teresa Villalpando.
Ramona, nel frattempo, si era decisa a fare qualcosa di concreto, non solo per i propri figli, ma per tutti i bambini del quartiere.
Spesso, infatti, le altre mamme dovevano andare a lavorare e lasciavano, quindi, i bambini, anche neonati, a casa da soli o con i fratellini più grandi, con tutti i rischi a cui potevano andare incontro.
Ramona, vedendo la difficoltà di queste donne decise di proporsi per tenere tutti i bambini mentre le madri andavano al lavoro.
Nel quartiere si sparse la voce di questa sua iniziativa e, malgrado la diffidenza iniziale di alcuni, ben presto Ramona si ritrovò a fare da “baby-sitter” a tutti i bambini di zona.
Durante il giorno li riuniva tutti ed assieme giocavano e si divertivano ritrovando in quei pochi momenti, la gioia di essere piccoli e spensierati, evitando di rimanere chiusi in casa con i relativi pericoli, oppure di giocare in mezzo alla strada con pericoli ancora maggiori.
Proprio in questo momento, quando Ramona aveva ormai raggruppato oltre 60 bambini, apparse nel quartiere Suor Tere[1].
Questa religiosa insegnò loro cose basilari come la dignità verso se stessi e l’amore verso il prossimo, cose che nessuno aveva mai detto loro.
A poco a poco, soprattutto le donne, presero coscienza di essere esseri umani e non bestie e che, quindi, avevano il diritto al rispetto e alla dignità personale. L’aiuto apportato dalla religiosa fu fondamentale perché, oltre ad aver cercato di aiutare economicamente questa gente, raccogliendo fondi, ha dato loro un aiuto ancora più importante: “los hizo sentir humanos”.
All’età di 45 anni, Doña Ramona impara a leggere e scrivere e, sempre grazie a Suor Tere, acquista la forza necessaria per lottare e far valere le proprie idee, senza bisogno di ricorrere alla violenza, ma semplicemente comunicando.
E, ricordando il recente passato, lei stessa afferma:
“éramos como animalitos, yo no me podía comunicar, cuando algo
se me atoraba yo no sabía decir ni que quería, sólo lloraba…”
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