mercoledì 19 dicembre 2007

Marcela

Marcela…

questo è il nome della maestra che io e la mia amica dovevamo sostituire nel periodo del nostro soggiorno messicano e, purtroppo, questa è l’unica cosa che di lei è rimasta.

Il giorno dopo il nostro arrivo a Città del Messico, ci siamo recate all’asilo e, aprendo la porta di quella che sarebbe diventata, anche se per poco, la nostra classe, abbiamo visto una ragazza con un grosso pancione, seduta in mezzo all’aula e circondata da tutti i bambini.

Quella ragazza era la maestra Marcela.

Aveva un’espressione serena e sembrava veramente felice del nostro arrivo, ne avrebbe, infatti, approfittato per prendersi un po’ di riposo, date le sue condizioni.

Era alla sua terza gravidanza e si trattava di una bambina. Gli altri due figli, la maggiore di 7 e il minore di 5 anni, frequentavano già l’asilo, e grazie al fatto di avere la madre insegnante, non erano soggetti al pagamento.

La loro situazione familiare, però, era ben lontana dall’essere felice : il padre, disoccupato, spesso rincasava ubriaco e non vedeva certo di buon occhio il fatto che i figli andassero a scuola, né che sua moglie fosse la loro maestra.

Ma questo a Marcela non importava, a Villalpando aveva finalmente incontrato persone con cui poteva parlare e che, vivendo nella medesima situazione, potevano capirla appieno.

Il giorno in cui abbiamo conosciuto, o meglio visto, Marcela era un venerdì di febbraio.

Il nostro lavoro sarebbe iniziato il lunedì successivo, giorno in cui avremmo dovuto incontrare nuovamente Marcela, per farci spiegare esattamente quale era il programma delle lezioni che avremmo dovuto seguire.

Disgraziatamente però, quando il lunedì successivo siamo tornate a Villalpando, abbiamo trovato ad accoglierci solo visi molto tristi ed è stato allora che abbiamo appreso la notizia: Marcela, a soli 26 anni, era morta di parto la mattina seguente al nostro incontro. Fortunatamente la bimba era nata ed era sana e salva, ma senza una mamma.

Il parto era avvenuto all’interno dell’umile casa di Marcela, senza quindi attrezzature adeguate né norme igieniche all’altezza. Ma questa situazione è all’ordine del giorno per i poveri di Città del Messico, date le umili condizioni della famiglia e l’esistenza della possibilità di ricoveri solo presso cliniche private[1].

Da quel giorno non abbiamo più visto nemmeno gli altri due figli, il padre non li avrebbe più mandati a scuola.

L’episodio di Marcela è stata una parentesi triste in questa esperienza, ma l’intento nel raccontarla non vuole essere fine a se stesso.

In realtà voleva essere un’ennesima dimostrazione della precarietà delle condizioni di vita in cui si trova questa povera gente.

Nel ventunesimo secolo, per noi è lecito pensare che morire di parto a causa di un’emorragia sia abbastanza raro.

Per loro non è così.

Quando quel lunedì ci hanno informato dell’accaduto, parlavano come se si trattasse di una disgrazia non all’ordine del giorno, ma quasi.

Un fatto che può capitare e spesso, date le condizioni igienico-sanitarie, purtroppo capita.

Non abbiamo mai saputo cosa sia accaduto esattamente la notte del parto, ma sappiamo come è andata a finire.

E questa, sfortunatamente, è la cruda realtà.

L’episodio di Marcela, purtroppo non è un caso raro e isolato. E anche se fosse sopravvissuta, non avrebbe avuto vita facile, come quasi tutte le mamme del quartiere.


(tratto da "Villalpando:storia di una speranza" di Viola Festa)

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